Federico Gavazzi si è laureato in Scienze dei beni culturali, curriculum Storia dell’architettura, all’Università di Pisa nel 2006. Nel 2009 ha conseguito la Laurea Specialistica in Storia dell’arte contemporanea, presso l’Università di Bologna, con una tesi dal titolo Barbari e Naïf. Il Neoespressionismo degli anni Ottanta. Dal 2009 al 2019 ha collaborato con la Fondazione Culturale Hermann Geiger di Cecina alla realizzazione di mostre d’arte e a tema, tra le quali Raphael Benazzi. Sculture, Sayaka Ganz. Danze della natura, Brian Dettmer. Dieci anni di libri scolpiti, Jean Tinguely. Filosofi, Ernst Ludwig Kirchner. A Davos, specializzandosi nella cura degli allestimenti e nel coordinamento degli aspetti relativi alla grafica, ai processi di stampa e alla promozione. Per la stessa fondazione ha curato le mostre Paul Wiedmer. Ferro, forme, energia (2017), Ventagli. Creazioni d’Artista (2018) e Velieri. Grandi storie di mare (2018) e coordinato le mostre Paris sans fin. Litografie originali di Alberto Giacometti (2018-19) e Nudo. Tesori del Museo delle Antichità di Basilea (2019). È cofondatore di Inedito Associazione Culturale.


L’Artemia salina, alla quale con un gioco di parole rimanda il nome del blog, è invece un piccolo crostaceo appartenente al genere Artemia della famiglia Artemiidae. È una specie cosmopolita, che ha sviluppato adattamenti a condizioni di vita estreme ed è capace di colonizzare ambienti ostili come le pozze d’acqua ad alta salinità e periodica evaporazione. Alimento base dei fenicotteri, questo microcrostaceo ne determina la colorazione del piumaggio. Proprio come l’arte nasce e si sviluppa anche nei contesti più difficili e proprio come l’arte da colore alla vita.