Nato a San Miguel de Tucumán, Argentina, nel 1973
Vive e lavora (prevalentemente) a Berlino

Il lavoro di Tomás Saraceno è costituito da gigantesche installazioni percorribili che si configurano come veri e propri interventi architettonici finalizzati ad esplorare nuove modalità di praticare lo spazio, modelli insediativi a basso impatto ambientale e alta interazione sociale. In apparenza spazi ludici per adulti, questi ambienti sono frutto di profonde riflessioni formali, estetiche, sociologiche, scientifiche e tecnologiche. La pratica dell’artista è sospesa tra arte e architettura e si avvale della collaborazione di un nutrito gruppo di ricerca e lavoro. Saraceno si forma a Francoforte con Peter Cook (Archigram), ed è attratto dall’architettura utopica degli anni Sessanta, da Buckminster Fuller a Yona Friedman, da Frei Otto a Archizoom, per la quale è fondamentale l’impiego di materiali tecnologicamente avanzati: Saraceno usa teli di polietilene ad alta densità, lamine iridescenti, cavi in poliestere, pannelli solari, alluminio. Influenzato dalle manifestazioni del mondo naturale, presenta un campionario di forme organiche che ricordano molecole, tessuti cellulari, reti neuronali, reticoli cristallini, ma anche, in un radicale cambiamento di scala, bolle di sapone, ragnatele, forme vegetali. Centrale è l’idea di rete, di connessione tra le parti, in un’ottica finalizzata alla flessibilità, alla sostenibilità, all’interazione. Esemplare in questo senso è l’installazione Galaxies forming along filaments, like droplets along the strands of a spider web (2009), presentata alla 53a Biennale di Venezia e capace di evocare al contempo strutture microscopiche e fenomeni astrofisici.

La serie Cloud Cities è l’espressione più completa e monumentale della ricerca di Saraceno. I lavori sono sempre site-specific e fondamentale è la presenza stessa dei visitatori: le reazioni del pubblico, le sensazioni, i comportamenti, sono base per analisi finalizzate a sviluppare nuovi ambienti e nuove installazioni, in processo di perfezionamento, crescita e arricchimento continuo. All’Hamburger Bahnhof di Berlino (2011) la sala è riempita di sfere trasparenti di circa 7 metri di diametro collegate tra loro e ad altre sfere più piccole attraverso dei cavi; le sfere sono sospese ad alcuni metri da terra e sono visitabili, in vari modi, dagli spettatori. Più simile ad una macromolecola organica (o a un enorme cristallo minerale) è l’installazione a New York, sul tetto del Metropolitan Museum (2012): la struttura è costituita da sedici poliedri, leggermente diversi tra loro, in vetro specchiante e acciaio. Ancora più complesso è On Space Time Foam all’Hangar Bicocca di Milano (2013), un habitat caratterizzato da una successione di membrane diafane sospese fino a 24 metri dal suolo: ogni livello ha una diversa pressione e climatizzazione e il movimento dei visitatori altera le condizioni dell’intera installazione, rendendo tangibili i complessi sistemi di interazione tra gli esseri umani e tra essi e l’ambiente. Gli stessi principi determinano la fruizione di In Orbit (2013) con la sua rete e le sfere sospese ad oltre 20 metri nell’atrio del K21 Standehaus Museum di Düsseldorf.

Gravitational Wave (2017), con le sue reti ondulate e interconnesse, si ispira alle teorie sulla struttura dell’universo inteso non più come un infinito spazio vuoto ma come una realtà fluida – o più sistemi in parallelo – dove materia ed energia sono connesse e deformano incessantemente il continuum tempo-spazio.

Secondo la definizione dell’Enciclopedia Treccani l’Entanglement è il «legame di natura fondamentale esistente fra particelle costituenti un sistema quantistico (dall’inglese to entangle «impigliare, intricare»)… in base a esso, lo stato quantico di ogni costituente il sistema dipende istantaneamente dallo stato degli altri costituenti». Senza scomodare le interconnessioni tra possibili universi paralleli ma limitandosi alle reali infine connessioni che legano le creature della biosfera, le ragnatele si elevano a corrispettivo naturale di molti lavori (artistici) di Saraceno e a metafora dei legami tra gli organismi e i loro ambienti. Spider/Web Pavilion 7 (58a Biennale d’Arte di Venezia, 2019) presenta la bellezza delle trame intessute dai ragni, la perfezione delle forme e la loro capacità di adattarsi all’ambiente, le incredibili proprietà fisiche dei fili; ma l’opera fa riflettere anche sui drammi del nostro tempo, i cambiamenti climatici e l’estinzione di molte specie di insetti, e ricorda come natura e cultura si intrecciano: in diverse popoli del mondo attraverso i ragni si praticano forme di divinazione o si crede di prevedere eventi meteorologici.



Anteprima: Tomás Saraceno, Spider/Web Pavilion 7 – Oracle Readings, Weaving Arachnomancy, 2019, mixed media. Installation view at 58a Venice Biennial. Photo: Federico Gavazzi

Tomás Saraceno nasce in Argentina nel 1973. Dopo aver trascorso i primi anni della sua infanzia in Italia, studia arte e architettura presso l’Università di Buenos Aires e la Städelschule di Francoforte. Nel 2003 si è iscritto allo IUAV e nel 2009 ha frequentato l’International Space Studies Program all’Ames Research Center della NASA. Tra le mostre personali e progetti degli ultimi anni abbiamo Aerocene at Karlskirche al Karlskirche Contemporary Art di Vienna (2019), la mostra al Museum für Bildende Künste di Lipsia (2018), Tomás Saraceno: Thermodynamic Imaginaries al MAAT – Museum of Art, Architecture and Technology di Lisbona (2018), ON AIR al Palais de Tokyo di Parigi (2018), Tomás Saraceno: Entangled Orbits al Baltimore Museum of Art (2017), Tomás Saraceno: How to Entangle the Universe in a Spider Web al Museo de Arte Moderno Buenos Aires (2017), Stillness in Motion – Cloud Cities al Museum of Modern Art di San Francisco (2016), Aerocene, Solutions COP21 al Grand Palais di Parigi (2015), 14 Billions (Working Title) allo SKMU Sørlandets Kunstmuseum di Kristiansand (2015), Cosmic Jive. Tomás Saraceno: The Spider Sessions al Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce a Genova (2014), In Orbit al K21 di Düsseldorf (2013), Cloud City, Roof Garden Installation al Metropolitan Museum of Art di New York (2012), Cloud Cities alla Maison Hermès di Tokyo (2012), On space time foam all’HangarBicocca di Milano (2012), Cloud Cities all’Hamburger Bahnhof – Museum für Gegenwart di Berlino (2011), Cloud-Specific al Kemper Museum of Contemporary Art di St. Louis (2011), Cloudy Dunes al MACRO di Roma (2011), Tomas Saraceno: Lighter than air al Walker Art Center di Minneapolis (2009) e alla Blaffer Gallery dell’University of Houston (2010). Ha partecipato con le sue installazioni alla 14a e 8a Biennali d’Architettura di Venezia (2014 e 2002) e alle 58a, 53a, 50a e 49a Biennali d’Arte di Venezia (2019, 2009, 2003 e 2001). Le gallerie di riferimento sono Ruth Benzacar Galería de Arte di Buenos Aires, Esther Schipper di Berlino, Tanya Bonakdar Gallery di New York e Pinksummer Contemporary Art di Genova. Sito dell’artista: studiotomassaraceno.org

Riferimenti bibliografici
Bruno Latour, Some Experiments in Art and Politics, in “E-flux Journal”, #23 (marzo 2011), https://www.e-flux.com/journal/23/67790/some-experiments-in-art-and-politics/
Giovanna Amadasi, Thomás Saraceno. On Space Time Foam. Guida alla mostra, Fondazione HangarBicocca, Milano 2012
Francesco Lucifora, Tomás Saraceno. “From terrestrial clouds to galactic cloisters of clouds webs”, in “Arte e Critica”, http://www.arteecritica.it/onsite/Saraceno.html


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