Nata a Cosenza nel 1968
Vive e lavora a Parigi

Perennemente in bilico tra pittura e scultura, l’arte di Tatiana Trouvé si presentata come una complessa quanto raffinata indagine sul concetto di spazio, sui passaggi tra uno spazio e l’altro, sui meccanismi che ne condizionano la percezione.

L’opera grafica ci porta in un mondo destabilizzante fatto di stanze ed elementi architettonici comuni che si distribuiscono in modo apparentemente illogico e creano situazioni che sfidano i principi fisici e le leggi della prospettiva centrale: ambiguità visive tra interni ed esterni, specchi che riflettono in modo incongruo, “errori” nella scala degli oggetti, elementi d’arredo geometrici (letti, brandine, tavoli, etc.) che sottolineano o contraddicono la digressione dei piani prospettici. L’opera invita alla contemplazione, cattura. È spazio mentale, che sfrutta i principi del razionale per raggiungere la dimensione dell’immaginario e dell’illusorio. Tatiana Trouvé crea le condizioni per un’esperienza visiva e psichica di turbamento e smarrimento: non a caso una delle serie principali di grandi opere grafiche si intitola Intranquillity (dal 2007): di fronte alle grandi opere bidimensionali lo spettatore è come chiamato a entrare in uno spazio “reale” ma può solo perdersi nella visione.

L’installazione, trasposizione naturale quanto geniale delle tavole nella terza dimensione, illude di risolvere questa impasse. Perdura invece la ricerca dell’ambiguità prospettica, ottenuta negando la possibilità per chi guarda di prendere possesso dello spazio dell’opera d’arte. Il corpo dello spettatore non è di utilità e la sua resta un’esperienza essenzialmente voyeuristica. La chiusura di spazi attraverso vetrate, la presenza di porte socchiuse, i paradossi visivi ingenerati da falsi specchi o le sottili variazioni di scala di alcune riproduzioni di oggetti. Il vocabolario è quello dell’arte minimale (lastre di vetro, materassi, cavi elettrici, specchi, pietre,…) ma la sintassi ci porta verso orizzonti nuovi.

Il “passaggio” lasciato volutamente incompleto tra spazio interno ed esterno diventa riflessione sul rapporto contenuto/contenitore e presenza/assenza: le installazioni Notes pour une construction, per la mostra Elogio del dubbio (Punta della Dogana, Venezia, 2011), mettono in scena proprio la presenza di un’assenza, in questo caso una serie di tracce di opere dislocate – evocate attraverso l’altezza delle sculture segnate sui muri – ma anche repliche dello stesso peso delle opere (Doppelgänger) o ancora i materiali da imballaggio e i materassi utilizzati per dormire in atelier (Repliements). La serie Refolding (2012) traduce in cemento, bronzo o cera gli imballaggi di opere d’arte, dando all’effimero e all’infimo la durata e il rango di oggetto museale. Ricorre una certa passione per la catalogazione e la costante riflessione sui concetti di memoria e durata, che da sempre permeano la poetica dell’artista italo-francese.

La grande installazione 350 Points towards Infinity (2009), è una selva di 350 pendoli che attraversano lo spazio cristallizzandosi in traiettorie diverse. Non sono mai perpendicolari e non toccano mai terra. L’opera, ancora una volta, altera la percezione dello spazio crea una zona impraticabile che si fa manifestazione visiva di campi energetici. O di un paradosso.

The Shaman (2018) è una fusione in bronzo a grandezza naturale di una quercia, parzialmente sommersa nella pozza d’acqua che si apre in una spaccatura del pavimento di cemento della galleria. Qui è raccolto tutto l’interesse verso il mondo della natura – animali, piante e minerali – e verso il diverso rapporto con il tempo che hanno le altre forme di esseri viventi, la fascinazione verso l’acqua e in generale verso le varie forme di energie e le influenze che queste hanno sull’uomo.

Tatiana Trouvé, The Shaman, 2018, patinated bronze, marble, concrete, steel, sand, water, 300 x 850 x 760 cm. View of kamel mennour booth, Frieze London 2018. © ADAGP Tatiana Trouvé. Photo. © Mark Blower. Courtesy the artist and kamel mennour, Paris/London

Nata a Cosenza nel 1968, Tatiana Trouvé si trasferisce a Parigi negli anni Novanta, città dove tuttora vive e lavora. Tra le mostre personali più importanti degli ultimi anni si ricordano The Great Atlas of Disorientation al Petach Tikva Museum of Art di Tel-Aviv (2018), Le Numerose Irregolarità a Villa Medici a Roma (2018), The Sparkle of Absence al Red Brick Museum di Pechino (2016), I Tempi Doppi al Kunstmuseum Bonn, al Museion di Bolzano e alla Kunsthalle Nürnberg (2015), The Longest Echo/L’Écho le plus long al Mamco di Ginevra, Somewhere, 18-12-95, An Unknown, 1981 allo Schinkel Pavillon di Berlino, Il grande ritratto alla Kunsthaus Graz, Tatiana Trouvé alla South London Gallery di Londra (2010), A Stay Between Enclosure and Space al Migros Museum di Zurigo (2009), Bureau of Implicit Activities: Archives and Projects al Kunstverein Hambourg (2009), Tatiana Trouvé al Frac des Pays de la Loire (2008), 4 between 2 and 3 al Centre Georges Pompidou di Parigi (2008), Double Bind al Palais de Tokyo do Parigi (2007), Tatiana Trouvé al Centre national d’art contemporain Villa Arson di Nizza (2007), Extraits d’une société confidentielle al Frac PACA di Marsiglia (2005), Juste assez coupable pour être heureuse al Mamco di Ginevra (2004), Tatiana Trouvé al Kunstverein Freiburg (2003), Aujourd’hui, hier, ou il y a longtemps… al CAPC – Musée d’art contemporain de Bordeaux (2003), Polders al Palais de Tokyo di Parigi (2002). Ha partecipato alle 50a e 52a Biennali d’arte di Venezia (2003 e 2007). Le sue opere sono incluse, tra l’altro, nelle collezioni del Centre Georges Pompidou, del Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris, della Kunsthaus di Graz e del Kunstverein Amburgo. Ha ricevuto numerosi premi tra cui il Paul Ricard Prize (2001), il Premio Marcel Duchamp (2007) e Premio ACACIA – Associazione Amici Arte Contemporanea Italiana (2014). Gallerie di riferimento sono Kamel Mennour di Parigi, König Galerie di Berlino e Gagosian.

Riferimenti bibliografici
Complex Forms of Intelligence: A Conversation with Tatiana Trouvé (interview), in “Sculpture”, 30 ottobre 2019, https://sculpturemagazine.art/complex-forms-of-intelligence-a-conversation-with-tatiana-trouve/
Guillaume Benoit, Tatiana Trouvé, in “Slash-Paris”, 23 ottobre 2018, https://slash-paris.com/articles/tatiana-trouve-galerie-kamel-mennour
Lilian Davies, Tatiana Trouvé, in “Artforum”, 11 luglio 2008
Quinn Latimer, Tatiana Trouvé. Migros Museum, in “Frieze”, #11 (luglio 2008)


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