Nata a Bologna nel 1964
Vive e lavora a Marzabotto

Il potere della parola e la preziosità della carta – e in generale dei vari supporti sui quali si imprime la scrittura – sono al centro del lavoro e della poetica di Sabrina Mezzaqui. L’artista italiana ci ricorda sempre quanto sia importante la scrittura per la sua capacità di trasmettere pensieri ed emozioni. Invasa da messaggi scritti e immagini, la società contemporanea reagisce a questa saturazione attraverso l’indifferenza e la perdita di memoria. Diventa così compito dell’artista accarezzare, proteggere e ridare valore a tutta la poesia che ci può essere in una pagina scritta e alla bellezza contenuta in un singolo rigo. Se nel mondo arabo la scrittura è motivo estetico e decorativo in sé e, attraverso la bellezza del medium, è possibile sancire la santità del messaggio, nell’arte di Mezzaqui la bellezza e la leggerezza sono i mezzi per risvegliare i nostri sensi intorpiditi e stabilire una nuova sacralità delle emozioni.

Molti lavori nascono fisicamente da libri che l’artista ha letto e “vissuto”. Manipolati attraverso le pratiche del ritaglio, dell’origami, del ricamo, oppure ricopiati manualmente, i testi prendono una nuova forma che mantiene però, ancora, un legame col suo contenuto. Ecco che le pagine del Libro della Genesi svelano un piccolo pianeta (Genesi, 2010), quelle della Divina Commedia dantesca si fanno raffigurazione dei gironi infernali (La Divina Commedia, 2008), Il giuoco delle perle di vetro di Hermann Hesse diventa una composizione di 292 sfere formate, ciascuna, da un rigo di una pagina del romanzo (Il giuoco delle perle di vetro, 2010), E disse di Erri de Luca si presta a una ricomposizione di parole e senso in un raffinato lavoro che vede il ricorso al ricamo e l’impiego di perline di vetro – due pratiche che ricorreranno regolarmente nei lavori dell’artista bolognese (E disse, 2014).

La parola è modo di comunicare, legame tra le persone e per le persone, e forse niente meglio del lavoro sulla parola può assumere valenze “relazionali”. Il processo di produzione di alcuni lavori, come Appello ai meditanti (2013) prevede momenti di convivialità tra l’artista e il pubblico che, insieme, partecipano alla creazione, condividono il lavoro, storie e pensieri.

Sabrina Mezzaqui, E disse, 2014, hand-carved book (Erri De Luca, E disse, ed. Feltrinelli), thousand scraps of printed paper, embroidery, beads, glue,variable dimensions (book h. 19,5 cm). Photo by Rino Canobbi. Courtesy of the artist and GALLERIA CONTINUA, San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Habana

Leggera come un fiocco di neve nel vento, un’opera di Sabrina Mezzaqui è spesso un segno minimo nello spazio: un piccolo libro scavato, un pensiero riportato su una parete, un manto lieve e trasparente. La leggerezza, come insegna la filosofia zen, è mezzo per cogliere l’esistenza nelle sue più intime manifestazioni e una certa componente di casualità, possibile solo contestualmente all’essenzialità di ogni intervento, sottolinea la volontà di porsi in ascolto, di sentire il respiro della vita.

Il mantello della Regina delle Nevi (2014) è una suggestiva installazione realizzata per l’interno di una casatorre di San Gimignano, spazio espositivo della Galleria Continua: il mantello, accogliente e protettivo, è realizzato con petali di carta e perline fermate con spilli e cucite a mano ed evoca, con la sua forma definita e sospesa, la presenza della Regina. Tutta la fragilità e al contempo la forza della natura sono sussurrate in questo lavoro, semplice come forma ma complesso e laborioso quanto a realizzazione.

Sabrina Mezzaqui, Il mantello della Regina delle Nevi, 2014, paper, pearls, thread, variable dimensions (h. 200 cm). Photo by piier.net. Courtesy of the artist and GALLERIA CONTINUA, San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Habana

Nata a Bologna nel 1964, Sabrina Mezzaqui si è diplomata all’Accademia di Belle Arti di Bologna nel 1993. Numerosi gli spazi espositivi in Italia e all’estero che hanno accolto opere dell’artista. Tra le mostre personali più importanti si ricordano La vulnerabilità delle cose preziose alla Tenuta Dello Scompiglio di Vorno (2019), Appello ai meditanti alla Galleria Nazionale – Palazzo della Pilotta di Parma (2014), Il bianco tra le parole nella Cripta della Chiesa di Santa Cristina a Cesena (2014), Sabrina Mezzaqui all’Auditorium – Parco della Musica di Roma (2012), La realtà non è forte al Museo Civico d’Arte di Modena (2010), Equipaje de mano/Bagaglio a mano all’Istituto Italiano di Cultura – MOCA di Buenos Aires (2009), Come acqua nell’acqua al Castel Sant’Elmo di Napoli (2007), C’è un tempo alla GAM di Torino (2006), Le mille e una notte (Radio Tunisi) all’INOVA di Milwaukee (2002), Vocabolario al Viafarini di Milano (2002), D’arte e d’artificio (con Giovanni Albanese) a Spazio Aperto-GAM di Bologna (1998). Ha partecipato alla 11a Esposizione internazionale di Architettura – La Biennale di Venezia (2008). È rappresentata dalla Galleria Continua di San Gimignano e dalla Galleria Massimo Minini di Brescia. Sito dell’artista: www.sabrinamezzaqui.it.

Riferimenti bibliografici
Giorgia Calò, Intervista a Sabrina Mezzaqui, in “LuxFlux”, #24 (marzo 2007), http://www.luxflux.net/intervista-a-sabrina-mezzaqui/
Alessandra Alliata Nobili, Sabrina Mezzaqui, l’armonia degli opposti, in “Artalkers” (3 settembre 2018), https://www.artalkers.it/2018/09/03/sabrina-mezzaqui-larmonia-degli-opposti/
Valerio Dehò, Sabrina Mezzaqui, in Juliet, #116 (febbraio 2004), https://www.doppiozero.com/materiali/ars/oggetto-libro
Giulia Giovannetti, Sabrina Mezzaqui. Dalla parola all’opera d’arte [tesi di laurea], Sapienza Università di Roma, 2014-15


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