Nato a Bruck an der Mur, Austria, nel 1954
Vive e lavora tra Vienna e Limberg

Un approccio marcatamente ironico e lievemente onirico permea tutta l’arte di Erwin Wurm, e diventa strumento per veicolare messaggi di grande impegno e critica dei costumi della società: consumismo, desiderio integrazione, paura dell’esclusione. Attraverso la combinazione, la deformazione, il dislocamento, l’uso improprio dell’oggetto comune e della realtà quotidiana (e banale) si aprono le sconfinate riserve della sorpresa e dell’ampliamento del senso. L’artista è uno scultore, lavora essenzialmente con forme tridimensionali sia che si tratti di oggetti, di corpi umani o di calchi di corpi o parti di essi.

Con la serie “One Minute Sculptures”, iniziata nei tardi anni Ottanta, il corpo dell’arista – o quello di altri partecipanti opportunamente istruiti – diventa protagonista di performance semplici quanto sorprendenti che ridefiniscono il concetto di scultura come atto dinamico piuttosto che come oggetto statico. Il corpo è coreografato in pose assurde e in relazioni, a volte pericolose, più spesso divertenti, ma sempre incredibili, con oggetti della vita di tutti i giorni: l’artista che usa una sedia come una gruccia (The Idiot III (One Minute Sculpture), 2010); una ragazza dentro una shopper di un negozio di moda (One Minute Sculpture, 1997), due donne su un piedistallo che tengono bottiglie di plastica in equilibrio col peso dei propri corpi (One Minute Sculpture, Organisation of Love, 2007) o che indossano un solo maglione (Untitled (Double), 2002); passanti con la testa infilata in un secchio di vernice vuoto (2 Buckets, One Minute performance, 1998) o in un cestino dei rifiuti (Throw Yourself Away, One Minute Sculpture, 2014) o una bacinella di plastica (Shell, 2010). Ogni scultura esiste per appena un minuto, prima che tutto collassi rilasciando il potenziale di energia accumulato. Rimane la documentazione fotografica in un lavoro che attraversa media diversi e abbatte le barriere tra attori e comparse, artista e spettatori, personaggi e oggetti.

Erwin Wurm, Twilight, 2015, mixed media. Perfomed by the public “One Minute Sculptures”, MAK – Center for Art and Architecture, Schindler House, Los Angeles, CA. Courtesy of MAK – Center for Art and Architecture and Galerie Thaddaeus Ropac. © Erwin Wurm by SIAE 2019

Se da un lato abbiamo questa oggettivazione dei corpi, dall’altra l’artista ci presenta un’antromorfizzazione ai limiti dell’assurdo di oggetti quotidiani che vengono deformati, assumendo caratteristiche marcatamente umane (Declining, 2013 o Mother, 2014). L’idea di distorsione fisica indica spesso una condizione emotiva o psicologica, sia che questa riguardi soggetti umani che oggetti: l’uomo con la testa gonfia (Big Pumpkin, 2009) o sezionato e malamente riassemblato (White Bucket (Synthesa), 2013), una barca a vela inarcata (Misconceivable (Boat), 2010), una casa disciolta (Melting House, 2009).

Erwin Wurm, Fat Convertible, 2005, mixed media, 130 × 469 × 239 cm. Photo Vincent Everharts. Courtesy of the artist and Galerie Thaddaeus Ropac. © Erwin Wurm by SIAE 2019

Nel 2003, Wurm presenta Fat House, una scultura su larga scala di una casa «obesa». All’interno una proiezione video mostra la stessa casa che si pone e pone allo spettatore delle domande esistenziali del tipo: «Quando una casa può diventare arte e in che modo?». In contemporanea sviluppa la serie “Fat Cars”, auto di serie che si gonfiano fino a risultare quasi irriconoscibili. (es. Convertible Fat Car (Porsche), 2005), allusione, insieme alla casa, ai due status symbols per eccellenza dell’uomo moderno. È una critica al capitalismo che ha come corollario e contraltare, forse ancora più straniante per i paradossi spaziali che evidenzia, la serie “Narrow”: Toilet (2014), Attic-Brain-Rain (2014), Narrow House (2015) sono gli esempi più celebri.

Erwin Wurm, Narrow House, 2015. Installation view “Superstress. La Biennale di Venezia”, Palazzo Cavalli Franchetti, Venice, 2011. Courtesy of the artist and Galerie Thaddaeus Ropac. © Erwin Wurm by SIAE 2019

Nato a Vienna nel 1954, Erwin Wurm si è laureato presso l’Università di Graz nel 1977 e la Gestaltungslehre Università di arti applicate e Accademia di Belle Arti di Vienna nel 1982. Tra le principali mostre delle sue opere si ricordano le personali al Musée d’Art Contemporain, al Musée des Beaux-Arts e al Musée Cantini di Marsiglia (2019), al Museum Jorn di Silkeborg (2019) e al MdbK – Museum der Bildenden Künste di Lipsia (2019), Erwin Wurm all’Albertina Museum di Vienna (2018), Performative One Minute Sculptures – Padiglione Austria alla 57a Biennale d’Arte di Venezia (2017), Erwin Wurm – O Corpo é a Casa al Centros Culturais Banco do Brasil nelle sedi di San Paolo, Brasilia, Belo Horizonte e Rio de Janeiro (2017), Erwin Wurm: One Minute Sculptures alla Schindler House – MAK Centre for Art and Architecture di West Hollywood (CA) (2016), la personale al Centro di Arte Contemporanea di Malaga (2012), Wear Me Out al Middleheimmuseum di Anversa (2011), Keep a cool head al MUMOK di Vienna (2006), Erwin Wurm al MACRO di Roma (2005), Erwin Wurm alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna (2002), Fat Car al Palais de Tokyo di Parigi (2002), Videos 1991 – 2001 alla Fundacìo Juan Mirò di Barcelona (2001), Fat car al MAMCO di Ginevra (2001), Kunstmuseum St. Gallen (1995) e 22° C al MOMUK di Vienna (1994). Ha partecipato alla 54a Biennale d’Arte di Venezia (2011), alla 3a Biennale di Mosca (2009), alle Biennali de Lyon (2005 e 2000). Il lavoro di Wurm è presente in numerose collezioni pubbliche e private internazionali, tra cui il Centre Georges Pompidou, la Kunsthaus Zürich, il Museo d’Arte Moderna di Bologna, il MoMA di New York; il Solomon R. Guggenheim Museum di New York. Le gallerie di riferimento sono Thaddeus Ropac di Parigi, König di Berlino e Lehaman Maupin di New York.
Sito dell’artista: https://www.erwinwurm.at/artworks.html

Riferimenti bibliografici
Farah Nayeri, At Venice Biennale, Erwin Wurm Makes Sculpture ‘a Form of Action’, in “The New York Times”, 15 giugno 2017,  https://www.nytimes.com/2017/06/15/arts/venice-biennale-erwin-wurm-sculpture.html?_r=1
Stephanie Cash, Stand-up Artist, in “Art in America”, dicembre 2003


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