(Wolfgang Gantner, Ali Janka, Florian Reither e Tobias Urban)
Il collettivo nasce nel 1993. Vivono e lavorano a Vienna

Il corpo umano, e alcune sue parti in particolare, senza escludere i prodotti fisiologici e scatologici, è il punto di partenza della ricerca artistica del collettivo viennese Gelitin, che fonde insieme questi motivi e arriva alla dissacrazione più completa della retorica monumentale, in una riflessione quanto mai interessante sul senso della ricerca di contenuto nell’opera d’arte.

Il corpo dei quattro protagonisti – con un gusto particolare e insistente attorno alle terga e all’orifizio anale – diventa protagonista assoluto delle loro performance. Die totale Osmose (2001) presentato alla 49a Biennale di Venezia, vede i Gelitin mimetizzarsi in vari punti dei Giardini fino a diventare presenze ectoplasmatiche insinuantesi negli interstizi della società.

In Gelatin at the Shore of Lake Pipi Kacka alla Frieze Art Fair di Londra del 2003 “forzano” i propri corpi nudi tra il pubblico assumendo insolite posture: queste azioni saranno ispirazione per una serie di lavori successivi tra i quali il celebre arco di trionfo/fontana Arc de Triomphe (2003) poi riproposto in diverse sedi e contesti.

Che senso ha condurre il pubblico dentro strampalati apparati teatrali che sono al contempo luoghi di socializzazione e architetture vernacolari (es. Fumami, 2017)? Che senso ha far passeggiare il pubblico tra stronzi giganti (es. Vorm – Fellows – Attitude, 2018)? È solo l’ennesimo tentativo, riuscito, di épater les bourgeois attraverso il riferimento a uno degli ultimi, e senz’altro il più divertente, tra i tabù rimasti, quello fecale? Oppure è piuttosto un’ironica presa di giro, nel solco di Susan Sontag, di ogni tentativo di trovare per forza un senso profondo ai lavori degli artisti? O è una seria riflessione sul funzionamento dell’arte sulla scia di Jean Baudrillard? Certo che un senso c’è sempre, anche nella sua tanto sbandierata assenza, e forse proprio in questa sottolineata strafottenza. Diceva Baudrillard che l’arte contemporanea «è troppo superficiale per essere veramente nulla»: «ci dev’essere una prospettiva, un punto di vista a partire dal quale tutta quest’orgia inutile di sesso e di segni assume il suo senso profondo ma, per il momento possiamo solo viverlo nell’indifferenza ironica» (Baudrillard, 1996). In queste parole, forse, è raccolta tutta la poetica di Gelitin.

Apparizione sorprendente è il coniglio rosa di Hase (2005), un gigantesco pupazzo massacrato e sventrato, il cui “cadavere” è stato rinvenuto sui prati alpini di Artesina: è stato realizzato a maglia da decine di nonne che hanno lavorato per cinque anni.

A Wachau, lungo il Danubio, è collocato l’enorme naso di The Wachauer Nose (2014), che sembra respirare l’aria profumata del fiume e dei vigneti circostanti. Non solo la fruizione ma anche il processo realizzativo dell’opera parte quasi sempre dalla performance e/o dal coinvolgimento relazionale del pubblico che risulta elemento indispensabile nel dare e nel trovare ai loro lavori quel senso tanto ricercato. Latte macchiato (2012) e le altre sculture di The Fall Show (Greene Naftali, New York, 2013) sono strani lavori polimaterici posizionati su piedistalli dotati di pedali che, se azionati dal pubblico, fanno cadere le opere a terra; il personale è incaricato di raccogliere e ricomporre i pezzi, dando vita a opere che cambiano incessantemente. Lavoro degli artisti, azione del pubblico, caso rimangono centrali nella ricerca dei Gelitin.

Gelitin, Arc de Triomphe, 2003-17, Installation view at Middelheim Park, Antwerp. Photo Federico Gavazzi.

Gelitin è un collettivo composto da quattro artisti che si sono incontrati per la prima volta nel 1978 durante un campo estivo. Da allora lavorano insieme e dal 1993 espongono in mostre internazionali. Tra le più importanti personali si ricordano Stinking Dawn, Gelitin & Liam Gillick alla Kunsthalle Wien (2019), Vorm – Fellows – Attitude al Museum Boijmans Van Beuningen di Rotterdam (2018), Pokalypsea – Apokalypse – Okalypseap, »Slight Agitation« alla Fondazione Prada di Milano (2017), The Guild of Giving durante Manifesta 11 e al Cabaret Voltaire di Zurigo (2016), Von einem Freund – Gedichte zum Auswendiglernen al Palazzo della Secessione di Vienna (2014), Loch, 21er Haus al Museum of Contemporary Art di Vienna (2013), Stop – Anna Ly Sing allo Schinkel Pavillon di Berlino (2013), Lucas Bosch Gelatin alla Kunsthalle Krems (2011), La Louvre – Paris al Musée d´Art moderne de la Ville de Paris (2008), Chinese Synthese Leberkäse alla Kunsthaus Bregenz (2006). Tra le numerosissime collettive si ricordano le partecipazioni alle 49a e 54a Biennali d’arte di Venezia nel 2001 e nel 2011. Gallerie di riferimento sono le gallerie Perrotin di Parigi, Greene Naftali di New York e Massimo de Carlo di Milano. Sito degli artisti: gelitin.net/projects.

Riferimenti bibliografici
Liam Gillik, Galettene: Cake Or Sex Or All Three. The True Story Of Gelitin, in “Flash Art” 290 (maggio-giugno 2013), https://www.flashartonline.com/article/galettene-cake-or-sex-or-all-three/
Riccardo Conti, Slight Agitation 3/4: i Gelitin alla Fondazione Prada, in “Domusweb”, 24 ottobre 2017, https://www.domusweb.it/it/arte/2017/10/24/slight-agitation-34-i-gelitin-alla-fondazione-prada.html
Rachel Wetzler, Gelatin, in “Art in America”, 26 settembre 2017


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