João Maria Gusmão è nato a Lisbona nel 1979 │ Pedro Paiva è nato a Lisbona nel 1977
Vivono e lavorano a Lisbona

Ipotetica «scienza delle soluzioni immaginarie» (secondo la definizione datane dal suo inventore, Alfred Jarry, in Gestes et opinions du docteur Faustroll, pataphysicien), la patafisica si fonda sul principio dell’equivalenza universale e della conversione dei contrari e si rivolge allo studio delle «leggi che regolano le eccezioni»; contrariamente alle scienze tradizionali e parodiando il pensiero metafisico, la patafisica non si occupa delle regole ma piuttosto delle anomalie, comprovando, attraverso forme di ragionamento capziose e paradossali, come sia sciocco decifrare un fenomeno in modo univoco quando ne esistono infinite interpretazioni.

Sulla base di questo approccio Gusmão e Paiva sviluppano il loro lavoro prevalentemente attraverso la produzione di film, ma anche con fotografie, oggetti e installazioni tridimensionali. Popolata da pavoni, pappagalli, pesci, asini, uova, ruote, elementi meccanici, danzatori strabici e giocatori ciechi, la loro arte è il luogo del quotidiano e dell’impossibile, dell’immaginario e dell’illusione.

Vastissimi i riferimenti letterari e filosofici che permeano la loro opera: la filosofia presocratica, le teorie di Newton, Charles Darwin e L’origine delle specie, Stanislaw Lem e i suoi racconti fantascientifici, Victor Hugo, Jorge Luis Borges, Henri Bergson e le sue riflessioni sul tempo e la memoria, Fernando Pessoa e la sua «metafisica della ricreazione», René Daumal e il suo studio  sul paranormale e sulle esperienze extrasensoriali.

Osaka Lights, 2016, [still image] 16mm film on two projectors, colour, no sound, 16’00’’, Coproduced by Aargauer Kunsthaus, Aarau and SEMA, Seoul Media Art Biennale. Courtesy of the artists and Sies + Höke, Düsseldorf

Nel corso degli anni le opere di Gusmão e Paiva si sono sviluppate attraverso tre cicli tematici chiamati dagli artisti stessi DeParamnésia (2001-2002), incentrato sull’analisi della percezione e della discontinuità dello spazio, Eflúvio Magnético (2003-2006), ispirato a L’uomo che ride di Hugo e riflessione sul rapporto tra uomo e fenomeni naturali, e Abissologia (2006-), sulle percezioni negative e sulle percezioni alterate. The Great Drinking Bout (2007), ad esempio, riprende un gruppo di uomini durante una intossicazione rituale che li lascia in uno stato di estasi; Solar, the Blindman Eating a Papaya (2011) è incentrato su un cieco che divora una papaia. Ripetutamente indagate sono anche le affinità tra comportamenti animali e comportamenti umani: The Soup (2009) mostra un gruppo di scimmie intente a estratte patate da una pentola in ebollizione.

Seppur accompagnate da un accurato studio delle luci e del montaggio, la scelta della pellicola da 16mm o 35mm, l’opzione esclusiva per il muto (l’unico rumore spesso è quello generato dai proiettori) e la durata di poco superiore ai due minuti (lunghezza standard di un nastro negativo delle vecchie cineprese Bolex) caratterizzano i loro lavori per l’essenzialità, l’antispettacolarità e l’intimità: la narrazione può così concentrarsi su dettagli minimi, oggetti solitamente insignificanti, animali comuni, che si trasfigurano per analogia con fenomeni naturali, processi fisici, momenti esistenziali. Così l’analogia tra occhio umano, uovo e luna è alla base di Eye Eclipse (2007), un pesce che boccheggia in un piatto diventa manifestazione del passaggio dalla vita alla morte (Cowfish, 2011) e gli ingranaggi di un mulino sono espressione dei diversi moti dei corpi celesti (Water mill, 2012). Il riferimento implicito alle origini del cinema si estende alle installazioni chiamate “Camera Obscura”, dispositivi che generano proiezioni simili a quelli delle immagini in movimento (Motion of Astronomical Bodies, 2010).

Frequente è anche la presenza di immagini dentro altre immagini: in A Day Without Filming (2014) ad esempio è lo specchietto retrovisore di un auto a incorniciare una seconda immagine in movimento.

Leek head, 2016, painted polyvinyl chloride 58 x 47 x 35 cm. Courtesy of the artists and Sies + Höke, Düsseldorf

Infine, ma fondamentale nel processo creativo, è la pubblicazione di libri d’artista, con annotazioni e scritti che spesso sono parte integrante e momento di approfondimento dei loro lavori.

João Maria Gusmão (Lisbona, 1979) e Pedro Paiva (Lisbona, 1977) cominciano a collaborare nel 2001 con la mostra InMemory alla Galleria Zé dos Bois di Lisbona. Negli anni hanno tenuto personali in importanti musei e istituzioni d’arte contemporanea: Lua Cão (with Alexandre Estrela) al Kunstverein München (2018) e a La Casa Encendida di Madrid (2018), Estudos do labirinto al Planetario Calouste Gulbenkian di Lisbona (2017), The sleeping eskimo all’Aargauer Kunsthaus di Aarau (2016), Papagaio al Pirelli Hangar Bicocca di Milano (2014), al Camden Arts Center di Londra (2015) e al KW Institute for Contemporary Arts di Berlino (2015), Those animals that, at a distance, resemble flies alla Kunsthaus Glarus (2012), There’s nothing more to tell because this is small, as is every fecundation al Museo Marino Marini di Firenze (2011), Tem gwef tem gwef dr rr rr alla Kunsthalle Düsseldorf (2011), On the Movement of the Fried Egg and Other Astronomical Bodies alla Ikon Gallery di Birmingham (2010), About the presence of things alla Kunstverein Hannover (2009), Passengers 1.7 al CCA Wattis Institute for Contemporary Art di San Francisco (2008), Crevasse, Laboratório 987 al Museo de Arte Contemporáneo de Castilla y León (2007). Hanno partecipato a eventi internazionali come Manifesta 7 a Kassel (2008) e la XXVII Bienal de São Paulo (2006). Hanno inoltre rappresentato il Portogallo con Experiments and Observations on Different kinds of Air alla 53a Biennale d’Arte di Venezia (2009), ed erano esposti nella mostra Il Palazzo Enciclopedico alla 55a Biennale d’Arte di Venezia (2013). Sono rappresentati dalla galleria Sies + Höke Galerie di Düsseldorf.

Riferimenti bibliografici
Adrian Searle, Mad, magical and mesmerising: Gusmão + Paiva’s labyrinth of silent films, in “The Guardian”, 4 febbraio 2015, https://www.theguardian.com/artanddesign/2015/feb/04/papagaio-mad-magical-mesmerising-gusmao-and-paiva-review
Ilaria Bombelli, Gusmão & Paiva: Papagaio, in “Domus Web”, 25 giugno 2014,
http://www.domusweb.it/it/arte/2014/06/25/jo_o_maria_gusm_o_pedro_paiva_papagaio.html
Chris Wiley, João Maria Gusmão e Pedro Paiva, in Il palazzo enciclopedico. Guida breve, Marsilio Editori, Venezia 2013


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