Nato ad Ancona nel 1966
Vive e lavora tra Londra e Berlino

Immagino che quando il tempo si fermerà ogni azione e ogni emanazione di energia finirà in un rapido fremito che si attenuerà subito congelandosi nella stasi. In quel momento liminale tra vita e morte, tra organico e inorganico, si palesa l’essenza del reale. La stessa vibrazione di energia accompagna la nascita e ogni processo creativo, il passaggio inverso dalla materia alla vita, dall’informe alla forma.

Questo interesse verso il limite, spaziale e temporale, verso le zone di transizione, generazione e distruzione, sono centrali nel lavoro di Enrico David, artista poliedrico che, attraverso forme espressive diverse – disegno, pittura, scultura, scrittura, arazzo e altre tecniche artigianali, inserti fotografici – ci offre una pletora di figure grottesche, ironiche e inquietanti a un tempo che mostrano tutta l’attrazione dell’artista verso l’improbabile e l’inatteso. Il risultato è sorprendente. Memoria personale e suggestioni letterarie suggeriscono temi e situazioni diversissime che vedono al centro di tutto sempre e comunque metamorfosi e trasformazioni della materia in tutte le sue possibili manifestazioni per cogliere l’istante fugace tra la scomparsa e l’apparizione della forma. Il corpo diventa oggetto, si frammenta, deforma, moltiplica, deflagra, implode. L’obiettivo, come dice l’artista, è «dare forma all’instabilità e alla provvisorietà dei sentimenti». I suoi lavori, sempre secondo le parole dell’artista, sono «sull’orlo di non essere pronti a nascere», «dispersioni erranti del fluire inconscio». Il corpo umano, o comunque una corporeità antropomorfa, è sempre presente: prende forma dalla pietra come in Sun Leak (2014) e in tutte le «unfinished figures», o si alimenta su se stessa, suggerendo l’idea di crescita, come in Putting Up With It (2014) o in The Assumption of Weee (2014). Abbondano i riferimenti alle funzioni fisiologiche, alla sessualità, all’osceno (es. Room for Small Head, 2013). Esili arti, parti anatomiche deformi e moltiplicate danno luogo a personaggi surreali e inquietanti come in After Birth (2013) e Life Sentences (2014).

Gradazioni di un Lento Rilascio (2015) è un corpo, o quello che ne rimane, imprigionato in una concrezione calcarea, sospeso al soffitto attraverso dei cavi. La scultura è realizzata in gesmonite, un materiale simile al gesso ma più duro e lavorabile che l’artista inizia a sperimentare dal 2014. Imprigionata in una rete dalla quale sembra tentare invano di liberarsi, la figura in Apparato Prodigioso (2015) ha la consistenza di un graffito inciso su un pezzo di maceria recuperato dal crollo di un qualche edificio; lavoro tra pittura e scultura che ribadisce ancora una volta l’interesse di David per la contaminazione tra le tecniche e le forme espressive.

Enrico David, Putting Up With It, 2014, jesmonite, graphite, , 42 × 25 × 11 cm. Courtesy of the artist and Michael Werner Gallery

Tutta questa potenza espressiva e pregnanza di significati però non difetta di ironia che anzi affiora decisa in lavori come Chicken Man Gong (2005), ibrido tra una gallina, una figura antropomorfa e un gong, o in How Do You Love Dzzzzt by Mammy? (2009), simpatico “pungiball” con la faccia dell’artista, montato sui pattini di una sedia a dondolo.

Enrico David, Metamorophice, 2014, jesmonite, graphite, copper, wax, 45 × 50 × 50 cm.
Courtesy of the artist and Michael Werner Gallery

L’arte grafica e pittorica ripropone o anticipa questa ampiezza di suggestioni e la costante oscillazione tra ironia e inquietudine. Così nelle tele che si caratterizzano per le belle figure ricamate che coprono i volti (Dinnisblumen e Cora, 1999), e negli Arlecchino di Boulbous Marauder (2008), simbolo della moltiplicazione senza fine dell’identità. I riferimenti stilistici sono anche qui sconfinati e spaziano naturalmente dal simbolismo al surrealismo, dall’art déco all’informale. Inoltre abbondano, nelle forme e nei sottintesi simbolici, i riferimenti all’arte primitiva.

Enrico David, Untitled, 2014, gouache on paper, 30 × 21 cm. Courtesy of the artist and Michael Werner Gallery

Nato ad Ancona nel 1966, Enrico David si è formato a Londra presso il Central Saint Martins University of the Arts. Dal 2001 al 2004 è stato professore di pittura presso la Slade School of Fine Art. Tra le mostre personali più recenti si ricordano Gradations of Slow Release al Museum of Contemporary Art di Chicago e all’Hirshhorn Museum and Sculpture Garden di Washington D.C. (2018), Entro Dipinta Gabbia alla Casa Masaccio di San Giovanni Valdarno (2017), Enrico David alla Fondazione Maramotti di Reggio Emilia (2015), la personale all’UCLA Hammer Museum di Los Angeles (2013), Head Gas al New Museum di New York (2012), Repertorio Ornamentale alla Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia (2011), How Do You Love Dzzzzt by Mammy? al Museum Für Gegenwartskunst di Basilea (2009), Ultra Paste all’ICA di Londra e allo Stedelijk Museum di Amsterdam (2007), la personale alla Tate Britain di Londra (2005). David ha preso parte anche a numerose mostre collettive presentate da prestigiose istituzioni internazionali tra cui il Walker Art Center di Liverpool (2013), il CAPC di Bourdeaux (2011), il Museum Ludwig di Colonia (2010), la Tate Britain di Londra (2006 e 2009), il Museum of Contemporary Art di Chicago (2008), il Van Abbemuseum di Eindhoven (2006). Nel 2003 e nel 2013 le sue opere sono esposte alla 50a e alla 55a Biennale d’Arte di Venezia. Nel 2009 è stato tra i quattro finalisti del Turner Prize. Le gallerie di riferimento è Michael Werner di New York e Londra.

Riferimenti bibliografi
Jonathan Miles, La logica del limite, in “Flash Art”, #341 (ottobre-novembre 2018), pp. 53-54
Adrian Searle, Enrico David’s sculpture orgy: what fun, how weird, how strange!, in “The Guardian”, 13 novembre 2015, https://www.theguardian.com/artanddesign/2015/nov/13/enrico-david-art-orgy-scupture-hepworth-wakefield
Rita Selvaggio, Enrico David. Tra capo e coda, in “Flash Art”, 294 giugno 2011, http://www.flashartonline.it/article/enrico-david/
Rachel Wetzler, Enrico David, in Il Palazzo Enciclopedico. Guida breve. Marsilio, Venezia 2013


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