Nato a Tucson, USA, nel 1957
Vive e lavora a New York

Ne ha fatta di strada l’ex bassista dei Black Flag Raymond Ginn, aka Raymond Pettibon, da quando ha scelto le arti visive come modalità espressiva prediletta, relegando la musica a passione poco più che privata. Lo spirito dissacrante, distruttivo, sovversivo, che albergava nel timido artista californiano, ha potuto così finalmente esprimersi e manifestarsi nella potenza espressiva della grafica, tanto che Pettibon può essere considerato oggi il più grande, se non l’unico vero, artista punk rock. Ne ha realizzati di lavori, innumerevoli, dopo la prima elaborazione grafica del logo dei Black Flag, con le ormai celebri quattro bande nere e i caratteri capitali in grassetto del nome della band. Il fumetto è il medium di elezione, con la caratteristica commistione di immagini e testi in grado di veicolare messaggi complessi in maniera semplice e diretta. Difatti una narrazione articolata non interessa e Pettibon che preferisce la singola immagine, potente, isolata, accompagnata da un testo che può sì spiegarla ma trova più gusto nel problematizzare e aprire a significati molteplici e possibilità di lettura ulteriori. Casomai è l’accumulo di lavori singoli nello spazio espositivo ad essere una costante che fa rientrare in gioco la dimensione narrativa.

No Title (However trivial the), 2012, pen, ink, acrylic, gouache, coloured pencil and collage on paper, 107.3 × 134.6 cm / 42 ¼ × 53 in. © Raymond Pettibon. Courtesy Sadie Coles HQ, London.

Del resto l’universo dei riferimenti visivi e letterari è vastissimo, un sapere asistematico ma profondo che sviscera i precordi della cultura americana, specialmente la controcultura degli anni Sessanta, la scena underground californiana, la letteratura (Henry James su tutti), il mondo delle droghe pesanti, figure mitiche o controverse come Jim Morrison o Charles Manson (es. No Title (Reading is Not), 1986), le trasmissioni televisive notturne dell’America del dopoguerra, i B-movies e, ovviamente, i personaggi dei fumetti. Curioso che tra tutte queste suggestioni manchino quelle all’attualità degli anni Ottanta, a sottolineare come il nostro “artista punk” non si appiattisca e vada oltre l’estetica punk. Non mancano invece riferimenti alla storia dell’arte, attingendo con ironia in particolare da quei momenti estetici fondanti del Novecento americano, espressionismo astratto in primis (es. Black Flag: Six Pack, 1981). Ricorrono tematiche come la critica al consumismo e al perbenismo della società americana, alla cultura di massa, il rifiuto di ogni forma di potere, l’ironia nei confronti delle religioni, storia, valori, simboli della cultura occidentale.

No Title (We see him…), 2016, ink on paper, 63 × 82.7 × 3.8 cm / 24 ¾ × 32 ½ × 1 ⅜ in. © Raymond Pettibon. Courtesy Sadie Coles HQ, London

Nato a Tucson nel 1957, Raymond Pettibon si è laureato in arte preso l’UCLA di Los Angeles nel 1977. Tra le principali mostre personali si ricordano Raymond Pettibon: A Pen of All Work al New Museum di New York, al Bonnefantenmuseum di Maastricht e al Garage Museum of Contemporary Art di Mosca (2017), Homo Americanus al Museum der Moderne di Salisburgo (2016), Raymond Pettibon al Kunstmuseum di Lucerna (2012), Framed, Drawings in Motion al The Drawing Center di New York (2010), Whatever you are looking for you won’t find it here alla Kunsthalle di Vienna (2006), le mostre al Whitney Museum of American Art di New York (2005), al Centro de Arte Contemporáneo de Málaga (2006), Drawings 1979 – 2003 al Museion di Bolzano e alla GAM di Bologna (2003), Plots laid thick al MACBA di Barcelona, alla Tokyo Opera City Art Gallery, al Musée Departmental d’Art Contemporain di Rochechouart e allo Haags Gemeentemuseum dell’Aia (2002), le personali alla Whitechapel di Londra (2001), alla The Renaissance Society di Chicago, al Drawing Center di New York, al Philadelphia Museum of Art e al Museum of Contemporary Art di Los Angeles (1998). È stato selezionato per la 48a e la 52a Biennale di Venezia (1999 e 2007) e per Documenta 11 a Kassel (2002). È rappresentato dalla Galleria David Zwirner di New York e da Sadie Coles HQ di Londra.

Riferimenti bibliografici
Michael Duncan, Pettibon’s Talking Pictures, in “Art in America”, marzo 1999, pp. 106-109/129
Raphael Rubenstein, Portrait of the Artist as a Young Punk, in “Art in America”, dicembre 2008, pp. 142-145
Benjamin Weissman, Dark Silent Type: An Afternoon at Raymond Pettibon’s, in “ModernPainters”, novembre 2005, pp. 80-85
Michela Albizzati, Raymond Pettibon. La matita del punk hardcore in mostra a Berlino, in Artribune, 15 luglio 2014, in http://www.artribune.com/2014/07/raymond-pettibon-la-matita-del-punk-hardcore-in-mostra-a-berlino/


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