Nato a Wigan, Regno Unito, nel 1971
Vive e lavora a Londra

Una profonda meditazione sul tempo inteso nella sua dimensione psicologica come durée bergsoniana, come memoria personale che spesso si fa storia collettiva. Una riflessione costante sul rapporto tra il tempo e lo spazio. Una scoperta di luoghi remoti, esempio di una geografia personale, nella quale chiunque però può percepirne la poesia e la bellezza. Questi presupposti sono centrali nel lavoro di Darren Almond, artista concettuale che impiega prevalentemente fotografia e installazioni nella sua ampia produzione artistica.

In Fullmoon (1998-) Almond realizza oltre 260 scatti notturni con la luna piena, lasciando un tempo di esposizione di quindici minuti o più, accorgimento tecnico che conferisce alle immagini una luminosità e un’aura particolare; sono immortalati luoghi remoti in tutto il mondo, come lo  Yosemite National Park o l’isola scozzese di Seilebhig, paesaggi artici e inospitali o la familiare campagna inglese; la sintonia con i dipinti di John William Casilear, Albert Bierstadt o Caspar David Friedrich mostra il tentativo di riproporre temi romantici al giorno d’oggi. Nella contemplazione delle qualità eterne e immutabili dei paesaggi, l’opera riflette sul tema del tempo, e sul carattere della fotografia come mezzo per registrare il suo trascorrere.

Darren Almond, Fullmoon@Cape Verde, 2013, C-print mounted to aluminum in artist’s frame, 121 × 121 cm. ©Darren Almond, Courtesy Matthew Marks Gallery

Traction (1999) è un film in tre parti in cui l’artista intervista suo padre che ricorda la storia della sua vita attraverso il racconto delle ferite del lavoro in miniera, mentre sua madre ascolta in silenzio nella stanza accanto. L’installazione di quattro video If I Had You (2003) si concentra sui ricordi personali di sua nonna che a distanza di venti anni dalla morte del marito torna nella sala da ballo di Blackpool, uno nei luoghi della luna di miele: in un video una dolce musica di pianoforte si accompagna al suono dei passi di una coppia danzante, finestra su un passato che non tornerà più.

Il lavoro del padre in miniera torna ancora in diversi lavori. Schacta (2001) riprende le attività di minatori di stagno del Kazakistan, accompagnate dal suggestivo canto di una musicista/sciamano locale durante la sua performance. La serie Night+Fog (2007) si compone di fotografie di grande formato scattate nelle foreste morte del nord della Siberia, sopra il Circolo Polare Artico dove, tra il 1935 e il 1953, i deportati dei gulag estraevano nichel, platino, cobalto e rame.

Diretto riferimento al tempo che scorre è la presenza di orologi, datari, sveglie digitali giganti delle dimensioni di container (Meantime, 2000), pannelli orari che diventano enormi barriere che saturano lo spazio (Mono/Chrono/Pneumatic Black, 2003), si accumulano e sono opportunamente modificati, distratti dalle loro funzioni (Perfect Time (8 x 3), 2012). In Tide (2008), ad esempio, 600 orologi digitali sincronizzati sono allineati lungo un muro e registrano contemporaneamente il passare inesorabile del tempo con un segnale acustico al termine di ogni minuto.

Darren Almond, Meantime, 2000, steel sea container, aluminum polycarbonate, computerized electronic control system and components, 2,9 × 12,19 × 2,44 m. ©Darren Almond, Courtesy Matthew Marks Gallery

Nato a Wigan, Inghilterra, nel 1971, Darren Almond ha conseguito il BFA alla Winchester School of Art nel 1993. Tra le mostre personali si ricordano, In the Light of Time alla West Court Gallery – Jesus College della University of Cambridge (2019), The Light Between Us a Villa Pignatelli – Casa della fotografia di Napoli (2018), Timescape al Grand Duke Jean Museum of Modern Art di Lussemburgo (2017), Shadow and Light al Museum Sinclair-Haus dell’ALTANA Cultural Foundation di Bad Homburg (2016), Reflect from your Shadow al New Art Centre di Salisbury (2016), Amalfi Sketchbook alla Kunsthaus Graz (2015), Darren Almond: In the Shadows of Words al Bloomberg Space di Londra (2014), Darren Almond …between here and the surface of the moon, times 2 al FRAC Haute-Normandie di Rouen e al FRAC Auvergne di Clermont Ferrand (2011). Second Thoughts all’Art Tower Mito (2013), Darren Almond: Fire Under Snow alla Parasol Unit di Londra (2008), Darren Almond: In the Between al Musée d’art contemporain di Montreal (2007), Day Return al Museum Folkwang di Essen (2006), Night as Day alla Tate Britain di Londra (2001), Darren Almond alla Kunsthalle Zürich (2001). Almond ha partecipato a mostre collettive nei più prestigiosi musei del mondo come il Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris o il Museum of Modern Art di San Francisco. Ha partecipato alla seconda Biennale di Berlino (2001), alla 50a Biennale d’Arte di Venezia (2003), al Turner Prize alla Tate Britain (2005), alla Biennale di Mosca (2007), alla Biennale di Curitiba (2011). Le gallerie di riferimento sono Max Hetzler di Berlino, White Cube di Londra, Galeri K di Oslo e Matthew Marks Gallery di New York.

Riferimenti bibliografici
Riccardo Venturi, Darren Almond, in “Artforum”, giugno 2016
Sean O’Hagan, Night visions: Darren Almond’s full-moon landscapes, in “The Guardian”, 21 gennaio 2014, https://www.theguardian.com/artanddesign/2014/jan/21/darren-almond-moonlight-landscape-photography
Darren Almond, Night+Fog  in “Fotografia Europea” 2015, http://www.fotografiaeuropea.it/fe2015/mostra/darren-almond/


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