Nata a Essen, Germania, nel 1956
Vive e lavora a Düsseldorf

Proprio di fronte alla National Gallery di Londra, il Fourth Plinth, il quarto pilastro di Trafalgar Square che in origine doveva accogliere una statua mai realizzata di Guglielmo IV, ospita dal 2000 istallazioni di importanti artisti viventi. Collocare in un simile contesto, così fortemente storicizzato, il lavoro di un artista contemporaneo genera di per sé un potente contrasto che enfatizza il carattere ironico e straniante del lavoro proposto. Tuttavia, poche volte come nel 2013-14 l’operazione ha visto un tale trionfo dell’assurdo e del dissacrante: un gigantesco gallo blu elettrico, impettito e tronfio, con cresta e bargelli al vento, si pavoneggia, gareggiando in boria con gli altri galli del pollaio-trafalgar (personaggi sempre interessanti Sir Henry Havelock, Sir Charles James Napier e re Giorgio IV). Hahn/Cock (2013) nelle intenzioni dell’artista simboleggia «rigenerazione, risveglio, forza» ma non si libera di un simpatico, intelligente e – aggiungo – sano intento sarcastico e destabilizzante. L’iconica e singolare scultura gioca sulla tensione tra quotidiano e surreale, tra familiare e inquietante, apparizione inaspettata che mette in discussione le attese consolidate dei visitatori e indirettamente sovverte tutto il plesso monumentale della piazza.

In generale le sculture e le installazioni di Katharina Fritsch ci propongono sempre oggetti iconici, immagini potenti, quasi archetipiche, in grado di imprimersi nella mente degli osservatori, come se già ci appartenessero e fossero parte di un bagaglio d’esperienza visiva condiviso: animali (topi, galli, libellule, serpenti, polpi, cani), madonne, angeli e santi, teschi, bottiglie e ombrelli, mele e fragole, conchiglie. Niente sarebbe più banale e familiare, ma anche la semplicità più scontata si trasforma attraverso il colore e il materiale in qualcosa di nuovo e misterioso.

Uno dei lavori storici, Rattenkönig (Rat-King) (1991-1993), presenta il motivo del ratto gigante, figura inquietante e aggressiva, tanto più nel suo colore nero, tanto più perché ripetuta in una composizione circolare che crea una proliferazione che ci porta dentro un’allucinazione. Altrettanto potente e psicotico Kind mit Pudeln (Child with Poodles) (1995-96) ripete la figura di un tenero barboncino nero che, così moltiplicato e schierato in cerchi concentrici, incombe inquietante su un candido Gesù bambino.

Katharina Fritsch, Opera Rattenkonig, 1993, polyester resin, paint, 280 × 1300 cm. Courtesy the artist and Matthew Marks Gallery. Copyright © KATHARINA FRITSCH, by SIAE 2019

Il lavoro di Fritsch ha spesso infatti inquietanti rimandi alla sfera del religioso e dello spirituale: Heiligenfigur (St. Michael) / Figure of a Saint (St. Michael) (2008) presenta, gigante, la figura dell’arcangelo Michele come in una statuina votiva kitsch, di quelle che vengono vendute a milioni nei bookshop dei più frequentati luoghi di culto. Scala e colore rimettono in discussione la rassicurante immagine svelandone il perturbante che, con ogni probabilità, dimora in molti oggetti religiosi se li si guarda con distacco e senza la cieca devozione del fedele.

Perfette e precise, “polite”, le forme in poliestere di Katharina Fritsch sono frutto di un lungo lavoro che raggiunge la perfezione industriale. L’uso del colore fluo fa sembrare il tutto la creazione di un designer impazzito che scherza con la scala, si fa beffa della funzione e gioca con la memoria.

Katharina Fritsch, Heiligenfigur (St. Michael) / Figure of a Saint (St. Michael), 2008, polyester, paint, 169 × 66 × 57 cm. Courtesy the artist and Matthew Marks Gallery . Copyright © KATHARINA FRITSCH, by SIAE 2019

Nata a Essen nel 1956 Katharina Fritsch si è formata Kunstakademie di Düsseldorf, dove ha conseguito il diploma nel 1977. Si è poi perfezionata sotto la guida del maestro Fritz Schwegler. Dal 2001 al 2010 ha insegnato alla Kunstakademie di Münster e dal 2010 è professore alla Kunstakademie di Düsseldorf. Tra le mostre personali degli ultimi anni si ricordano 6. Stilleben (6th Still Life) al Cantor Arts Center della Stanford University (2019), Multiples al Walker Art Center di Minneapolis (2017) e al Kunstraum St. Georgen di Hansestadt Wismar (2017), Zita – Щapa. Chamber piece by Katharina Fritsch and Alexej Koschkarow allo Schaulager di Basilea (2016), Katharina Fritsch al Museum Folkwang and Villa Hügel di Essen (2016), Hahn/Cock alla National Gallery of Art di Washington DC (2016), Postcards al Contemporary Art Museum di St. Louis (2014), le personali al The Art Institute of Chicago (2012), alla Nordrhein-Westfälische Akademie der Wissenschaften und der Künste di Düsseldorf (2011), alla Kunsthaus Zürich (2009) e alla Deichtorhallen Hamburg (2009), Tischgesellschaft al Museum für Moderne Kunst di Francoforte (2008), le mostre alla Galleria Civica di Modena (2004), al K21 Kunstsammlung Nordrhein-Westfalen di Düsseldorf (2002), al Museum of Contemporary Art di Chicago (2001) e alla Tate Modern di Londra (2001). Da segnalare la partecipazione alle 48a e 54a Biennali d’arte di Venezia (1999 e 2011); ha rappresentato la Germania (con Martin Honert e Thomas Ruff) alla Biennale di Venezia del 1995. Gallerie di riferimento sono Matthew Marks Gallery di New York e White Cube di Londra.

Riferimenti bibliografici
Pac Pobric, Katharina Fritsch, in “The Brooklyn Rail”, 7 febbraio 2018
Ben Luke, Cocking a Snook at Nelson: Katharina Fritsch, in “London Evening Standard”, 9 settembre 2013
Julian Heynen, Speculations on Trucks, Cemeteries, Foxes, and Other Images, in “Parkett”, #25 (1990), pp. 44-63


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