Anne Imhof

I lavori di Anne Imhof usano il linguaggio del corpo e l’installazione per trasmettere in maniera dirompente un messaggio che coinvolge il pubblico su determinati temi e lo rende partecipe e consapevole della condizione dell’essere umano nel nostro presente storico. Lo spazio pensato per l’azione è predisposto come un’installazione ambientale inclusiva in grado di suggestionare il pubblico e prepararlo alla comunicazione degli attori.

Katharina Fritsch

Le sculture e le installazioni di Katharina Fritsch ci propongono oggetti iconici, immagini potenti, quasi archetipiche, in grado di imprimersi nella mente degli osservatori, come se già ci appartenessero e fossero parte di un bagaglio d’esperienza visiva condiviso: animali (topi, galli, libellule, serpenti, polpi, cani), madonne, angeli e santi, teschi, bottiglie e ombrelli, mele e fragole, conchiglie. Niente sarebbe più banale e familiare, ma anche la semplicità più scontata si trasforma attraverso il colore e il materiale in qualcosa di nuovo e misterioso.

Martin Eder

L’iperrealismo è sempre frutto di una perizia tecnica sorprendente che lascia lo spettatore di fronte all’evidenza fotografica. Più vere del vero le immagini di Martin Eder rendono plausibili scenari fantasy e situazioni surreali, seducenti e inquietanti, che traslano atmosfere e personaggi da favola nella dimensione dell’eros più puro e nella perversione della carne.

Jonas Burgert

Quelli creati da Jonas Burgert sono interi mondi popolati di figure terribili, memori di tutta una tradizione pittorica tipicamente tedesca che risale fino a Bosch e Bruegel o di un immaginario filmico che guarda alle visioni inquietanti di David Cronenberg. Gli scenari sono claustrofobici e dalla spazialità deformata e irrazionale. Una luce al fosforo rompe a sprazzi l’oscurità. Tutto è affollato da figure fantastiche.