Nato a Cuneo nel 1975
Vive e lavora a Torino

La rilettura che Fabio Viale fa della storia dell’arte e del quotidiano più ordinario colpisce sempre per la capacità compiaciuta e divertita che l’artista ha nell’inserire nella forma elaborata e proposta elementi stranianti, nel ricontestualizzare senza posa, offrendo così una prospettiva sempre diversa, insolita e assolutamente impensata all’ordinario.

? (infinito) (2004) ci mostra due copertoni, quei banali copertoni di auto che formano delle anonime montagne di gomma nelle periferie dimenticate delle nostre città, che dopo un’opportuna replica in marmo s’intrecciano in un abbraccio che contraddice ogni principio fisico e assurgono così allo status di opera d’arte. Questa operazione di replica, di ripetizione differente, può riguardare un aeroplanino di carta, compagno di giochi di milioni di bambini, tradotto in scala gigante (Par Avion, 2005), una barchetta con tanto di fuoribordo (Ahgalla III, 2008), due enormi cassette della frutta (Stargate, 2010/2011), un rotolo di carta igienica. Sono tutti oggetti tanto insignificanti quanto sorprendenti se tradotti nel più nobile dei materiali artistici: il marmo statuario di Carrara, materiale d’elezione dell’artista. La scultura per forza di levare, la via espressiva di Donatello, Michelangelo e Bernini, diventa adesso, nella mani di Fabio Viale, un obiettivo puntato sull’ordinario, in un gioco di ibridazione e di imbastardimento continuo tra alto e basso, arte e vita, concetto e pratica artigianale. I frutti sono meravigliosi. Illudono. Seducono. Sorprendono. Divertono. Per la cronaca Ahgalla, 600 chili di marmo, ha realmente navigato dalle acque del Tevere a Roma e sul lago del Gorky Park a Mosca, in una delle performance più stupefacenti di Viale, e Opera Rotas (2005), replica in marmo bianco di Carrara di uno pneumatico per mezzi pesanti del peso di una tonnellata, è stata spinta dall’artista per le vie di Torino.

Se da un lato l’ordinario si eleva ad arte, Fabio Viale non si astiene nemmeno dall’esplorare la strada opposta che conduce verso la contaminazione dei registri. Ribaltando la prospettiva, l’arte antica e classica offrono un universo di modelli sconfinato che Viale può riprendere, riprodurre e offrire allo spettatore con i segni inconfondibili di un passaggio violento nella contemporaneità: i panni si risciacquano nella subcultura metropolitana e nella cultura “punk”. Kouros (2008-2019), David (mano) (2008), Souvenir David (2016-18) ci mostrano frammenti di opere celeberrime o riproduzioni perfette di sculture antiche la cui epidermide è interamente ricoperta da tatuaggi, che sono probabilmente tra i segni maggiormente distintivi della nostra cultura e contemporaneamente, forse, la forma d’arte oggi più popolare.

Souvenir David, 2018, white marble and pigments, 72 × 50 × 38 cm. Photo: Federico Gavazzi

Se il marmo infine si abbassa a riprodurre la grana del polistirolo, come in una replica tridimensionale della Gioconda (Souvenir Gioconda, 2010-14), il cerchio si chiude.
Infine la scultura si fa catalizzatore di esperienza e vettore di messaggi attuali e universali. Souvenir Pietà (Madre) (2017) riproduce in scala la Pietà Vaticana di Michelangelo e si presenta come naturale complemento di Souvenir Pietà (Cristo) del 2007: laddove l’artista aveva riprodotto il Cristo senza Madre, qui presenta la Vergine senza il Figlio, richiamando forte il senso di assenza, separazione e trauma affettivo. L’opera si fa quindi protagonista di una performance indimenticabile (Lucky Hei, 2018) e tra le braccia della Vergine viene accolto il corpo di un giovane immigrato nigeriano di fede cattolica, fuggito dal suo paese, che Viale ha conosciuto in un centro di accoglienza di Torino. La giovanissima Madonna di Michelangelo diventa così ancora di più un simbolo di maternità, accoglienza, amore e misericordia assoluta.

Kouros 2019, white marble and pigments, 91 × 71 × 46 cm. Photo: Federico Gavazzi

Nato a Cuneo nel 1975, Fabio Viale ha studiato scultura all’Accademia di Belle Arti di Torino, dove si è laureato nel 2001. Le mostre recenti includono le personali al Glyptothek Museum di Monaco di Baviera (2018), Fabio Viale. Fifteen alla Gagliardi e Domke Gallery di Torino (2018), Fabio Viale. Door release al Fortino di Forte dei Marmi (2017), Stargate da Sperone Westwater a New York (2013), Primo piano d’artista: Fabio Viale al Museo del Novecento di Milano (2012), Fabio Viale: Marble al Garage Center for Contemporary Culture di Moscow (2011), Marble al Loft Project Etagi di Saint Petersburg (2011). Inoltre si ricordano le partecipazioni alle collettive al Millenium Art Museum di Pechino (2006), alla XIII Biennale Internazionale Di Scultura di Carrara (2008) e alla The Flag Art Foundation di New York (2011). Viale ha vinto l’Henraux Foundation Award (2012) e il Premio Cairo (2014). Gallerie di riferimento sono la Galleria Poggiali di Firenze e Sperone Westwater di New York.

Riferimenti bibliografici
Helga Marsala, La Pietà di Fabio Viale a Milano. Storia dell’arte, racconto evangelico e riflessioni sui migranti, in “Artribune”, 18 gennaio 2018, https://www.artribune.com/arti-visive/arte-contemporanea/2018/01/la-pieta-di-fabio-viale-a-milano-storia-dellarte-racconto-evangelico-e-riflessioni-sui-migranti-michelangelo-mostra/
Matteo Galbiati, Fabio Viale e “Souvenir Pietà (Madre)”: per un messaggio di accoglienza, in “Espoarte”, 22 agosto 2018, https://www.espoarte.net/arte/fabio-viale-e-souvenir-pieta-madre-per-un-messaggio-di-accoglienza/


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