Nata a Folkestone, Regno Unito, nel 1956
Vive e lavora a Bruxelles

Il lavoro di Ann Veronica Janssens opera sugli ambienti e sulle architetture attraverso l’impiego poetico della luce e del colore o di estensioni delle strutture esistenti, alterando la percezione degli spazi da parte dello spettatore, che si trova così a vivere un’esperienza imprevista, sensuale e dal forte impatto psicologico.

L’hardness dell’architettura viene inizialmente attaccata, alterata, resa instabile attraverso innesti strutturali, ottenendo quelli che l’artista chiama «super spaces», e infine viene dissolta grazie alle alterazioni cromatiche della luce naturale, all’impiego di fonti luminose artificiali radianti e della nebbia: la percezione naturale dei pieni e dei vuoti viene meno, l’alterazione cromatica porta in una dimensione parallela, psicologica, onirica. Ogni materiale, solido o liquido, è sfruttato per le sue proprietà, la sua brillantezza, la sua luminescenza, la sua trasparenza, e ogni fenomeno ottico (riflessione, rifrazione, propagazione delle onde) è indagato al fine di modificare la percezione e la natura stessa della materia. Attraverso il lavoro sugli spazi Janssen agisce sulle capacità percettive dello spettatore, creando realtà parallele, dimensioni spaziali e temporali alternative, e indaga sulle soglie tra stati di percezione diversi.

Donut (2003) presenta uno spazio di diffrazione dove per alcuni minuti lo spettatore è esposto alla visione di onde concentriche colorate come quelle che si generano sulla superficie dell’acqua, richiamando forse la forma (e la ricchezza cromatica?) dell’omonima celebre ciambella.

Donut, 2003, programmed light projection, dimensions variable. Image courtesy of the artist and Bortolami, New York.

Blue, Red and Yellow (2001) è un padiglione di vetro 9 × 4,5 × 3,5 metri installato sulla terrazza della Neue Nationale Galerie di Berlino, come una grande scultura. Le pareti traslucide del padiglione sono coperte da pellicole trasparenti in blu, rosso e giallo. L’interno è saturo di una nebbia densa e colorata in cui lo spettatore si muove: uno spazio astratto, colorato, dove tutto, struttura e visitatori, sembra dematerializzarsi. RR Lyrae (2014) è una stella di luce gialla, creata da sette faretti che proiettano attraverso un foschia disorientante di nebbia. Sospesa tra trasparenza e opacità l’opera disorienta per il suo carattere visivamente tangibile ma fisicamente intangibile, una scultura di luce e aria.

RR Lyrae, 2014, 7 spotlights, artificial haze, ⌀ 360-400 cm (dimensions variable in function of the space). Photo Fabrice Seixas. Image courtesy of the artist and kamel mennour, Paris.

La ricerca di Janssens si fa analitica quando passa a indagare colori e trasparenze di singoli elementi costituiti da materiali di consistenza e forma diverse: l’estetica è minimale e guarda alle architetture in vetro di Mies Van der Rohe come alle “stacks” di Donald Judd ma sempre con un interesse rivolto principalmente ai fenomeni di riflessione/rifrazione (Cocktail Sculpture, 2008) o alle infinite sfumature di colore (Pink bar, 2013) o alla combinazione di entrambe (Magic Mirrors (Pink#2 & Blue), 2013-17).

Magic Mirrors (Pink#2 & Blue), 2013 – 2017, dyptich: dichroïc polyester film, securit glass, float glass, 260 × 130 × 1,8 cm (each). Photo Federico Gavazzi.

Fosforescenza e luminescenza sono i fenomeni di emissione esaltati nell’informe aggregazione di polvere colorata di lavori come Untitled (Blue Glitter) (2015).

Untitled (White Glitter), 2016 – open date, polyester, dimensions variable. Photo Peter Cox. Image courtesy of the artist and De PONT

Nata nel Regno Unito nel 1956, si è formata all’Ecole nationale supérieure des arts visuels de La Cambre a Bruxelles. Tra le mostre personali più importanti si ricordano Ann Veronica Janssens. Hot Pink Turquoise al Musée de l’Orangerie di Parigi (2019), mars all’Institut d’Art Contemporain, Villeurbanne/Rhône-Alpes (2017), Ann Veronica Janssens al Nasher Sculpture Center di Dallas (2016), Ann Veronica Janssens: yellowbluepink alla Wellcome Collection di Londra (2015), Philaetchouri alla Foundation d’Enterprise Hermès di Bruxelles (2014), Ann Veronica Janssens: Septembre al FRAC Corse di Corte (2013), Ann Veronica Janssens alla Ausstellungshalle Zeitgenössische Kunst di Münster (2010), Aux Origines de l’Abstraction 1800 /1914 – Rouge 106 – Bleu 132 al Musée d’Orsay di Parigi (2003), le personali al CCA Wattis Institute di San Francisco (2003) e alla Kunsthalle Bern (2002), Light Games alla Neue Nationalgalerie di Berlino (2001). Ha partecipato alla 48a Biennale d’arte di Venezia – Padiglione del Belgio (1999), a Manifesta 10 all’Hermitage di San Pietroburgo (2014), alle Biennali di Sydney (1998, 2012), alla Biennale d’art contemporain de Lyon (2005) e alla Bienal de São Paulo (1994). È rappresentata dalle gallerie Esther Schipper di Berlino, Micheline Szwajcer di Anversa, Kamel Mennour di Parigi e Londra e Bortolami di New York.

Riferimenti bibliografici
Sara Buoso, Il gesto della della luce: Ann Veronica Janssens, in “Juliet”, 11 maggio 2017
Jean-Marie Durand, Troubles de la perception avec Ann Veronica Janssens et son exposition “Mars” à Villeurbanne, in “Les Inrocks”, 28 marzo 2017, https://www.lesinrocks.com/2017/03/28/arts/troubles-de-la-perception-avec-ann-veronica-janssens-et-son-exposition-mars-villeurbanne-11927384/
Hans Theys, The Other Side of Light, in “Janus”, #21 (dicembre 2006)


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