Nato a Parigi, Francia, nel 1985
Vive e lavora a Parigi

Il lavoro di Neїl Beloufa passa attraverso una profonda riflessione sui concetti di realtà e rappresentazione, verità e simulazione, sviluppati attraverso l’impiego magistrale di video e installazioni. Nelle sue opere l’artista fa recitare sia attori alle prime armi che gente comune e ricorre molto spesso al formato dell’intervista, ricreando situazioni che attingono ad un vasto immaginario visivo che va dal documentario ai motivi tipici dei film di fantascienza e post-apocalittici. Un mondo alieno, tra utopia e distopia, dove si mescolano fatti e finzioni e dove Beloufa manipola linguaggi e contesti. L’intento è quello di mostrare la molteplicità dei punti di vista e delle letture dei fatti, le interpretazioni, le distorsioni. È un grande esploratore che attraverso un approccio surreale, analizza i confini della significazione, le zone grigie della comunicazione nella nostra società dei simulacri. Il pensiero di Baudrillard sul postmoderno e a sua riflessione sui significati e il simbolismo nella cultura e nei media informano l’opera del nostro artista.

Kempinski (2007) è stato girato a Bamako in Mali: i protagonisti ci raccontano un futuro prossimo e possibile parlando di viaggi interstellari, rapporti sessuali telepatici, macchine intelligenti, ma impiegando, in un semplice gioco linguistico, il tempo presente; l’atmosfera notturna accoglie gli attori illuminati dalle luci fluorescenti che tengono in mano; le testimonianze si alternano a inquadrature degne di un horror o un b-movie di fantascienza. In Untitled (2010) l’artista intervista dei “testimoni” della presunta occupazione di una casa di vetro in Algeri da parte di un gruppo di terroristi; gli intervistati sono ripresi, di spalle o fuori fuoco, su un set fatto di pannelli stampati con le immagini della casa e dei terreni, pannelli leggermente deformati, come fossero carta da parati attaccata male, in modo da sottolineare il carattere fittizio della ricostruzione. In People’s passion, lifestyle, beautiful wine, gigantic glass towers, all surrounded by water (2011) una serie di interviste a cittadini di un’anonima città nordamericana ci presenta un ambiente idilliaco fatto di appartamenti bellissimi e prati verdi. The Analyst, the researcher, the screenwriter, the CGI tech and the lawyer (2011) è la ricostruzione di un fatto criminale ripreso da un elicottero della polizia e raccontato e spiegato da quattro esperti in base alle loro competenze. Real Estate (2012) ci mostra invece un agente immobiliare intento a vendere un’abitazione arredata in stile moderno a vari possibili acquirenti: il set diventa così un prestigioso piccolo appartamento nel XVI arrondissement in grado di soddisfare tutte le (diverse) aspettative e i sogni dei vari possibili compratori. Production Value (2013) è infine una produzione più simile a un film hollywoodiano per durata, plot, ambientazione e atmosfere evocate: i protagonisti sono teenager, gangster, cowboys, militanti marxisti e hippies e il lavoro gioca con le convenzioni del cinema e delle serie tv e con le consuetudini dei giovani, presentando la stessa storia da diversi punti di vista in un climax ascendente fino allo scioglimento finale.

Con sempre maggiore frequenza i video di Beloufa sono presentati dentro ricche e complesse installazioni nelle quali è estremamente curata anche la componente plastica e oggettuale. Proiezioni multiple, schermi olografici, elementi specchianti, retroproiezioni creano un’esperienza avvolgente in grado di amplificare la valenza suggestiva dell’immagine visiva e generano delle connessioni o delle opposizioni con le scene proiettate. L’installazione Les Inoubliables prises d’autonomie (2012) al Palais de Tokyo è composta da un’ambientazione industriale e da tre video nei quali prende forma un mondo dove la rappresentazione mediata e stereotipata ha sostituito la realtà: è il trionfo del simulacro, il trionfo dell’«obesità» dei sistemi di informazione.

Le installazioni di Beloufa comprendono materiali insoliti e spesso sono lasciati in evidenza i dispositivi tecnologici e digitali di cui si compongono. Ancora al Palais de Tokyo nel 2018 il progetto L’Ennemi de mon ennemi mette al centro un dispositivo in perpetuo movimento con dei robot che spostano le opere nella stanza, seguendo uno specifico algoritmo. Azione e ripetizione. I lavori, riappropriazioni di documenti politici e messaggi pubblicitari fatti liberamente dialogare tra loro, mettono così in luce i complessi e fragili rapporti tra potere e comunicazione e i meccanismi della propaganda politica. Attorno, gli altri lavori dell’artista (come il video The Colonies, 2016) riportano il visitatore al centro di installazioni immersive e suggestive.

Lo stesso avviene anche in Global Agreement (2018-19), presentato alla 58a Biennale d’arte di Venezia: qui lo spettatore è invitato a sedersi su strutture simili ad attrezzi da palestra dove è possibile guardare e ascoltare le testimonianze di giovani soldati. Lo spazio è poi configurato in modo che ognuno possa vedere non solo il video ma anche tutti gli altri spettatori seduti, in una riflessione, molto attuale, sul confine labile tra l’osservare e l’essere osservati negli odierni sistemi di comunicazione.

Neïl Beloufa, Giant Flower A, 2019, epoxy resin, MDF, steel, 310 x 180 x 6 cm (Inv n°NB88). Courtesy of the artist and kamel mennour (Paris/London). Photo Archives Kamel Mennour

Nato a Parigi nel 1985 Neïl Beloufa ha studiato all’École Nationale Supérieure des Beaux-Arts e all’École Nationale Supérieure des Arts Décoratifs di Parigi; si è poi perfezionato al California Institute of the Arts di Valencia, alla Cooper Union di New York e al Le Fresnoy – Studio National des Arts Contemporain di Tourcoing. Il suo lavoro è stato presentato in moltissimi eventi di arte contemporanea e film festivals. Tra le mostre personali si ricordano Global Agreement alla Schirn Kunsthalle (2018), L’ennemi de mon ennemi al Palais de Tokyo (2018), Développement Durable al MRAC di Sérigan (2017), la personale alla Pejman Foundation di Tehran (2017), the Colonies al MoMA di New York (2016), Hopes for the best allo Schinkel Pavillon di Berlino (2015), Counting On People allo Stroom Den Haag dell’Aia (2015), Counting On People alla Walter Phillips Gallery / Banff Art Center (2014), all’ICA di Londra (2014), a La Casa Encendida di Madrid (2015), Being Rationnal allo Wilhelm Lehmbruck Museum di Duisburg (2015), En torrent et second Jour alla Fondation d’Entreprise Ricard di Parigi (2014), Production Value allo Hammer Museum di Los Angeles (2013), Documents Are Flat 4. al Kunstraum Innsbruck (2012), Les Inoubliables Prises d’Autonomie al Palais de Tokyo di Parigi (2012), Topics Values alla Kunsthaus Glarus (2011), Kempinski in “Stoaways” al New Museum di New York (2011), L’importance des sujets alla Galerie LHK di Parigi (2009) e Six feet under – Kempinski al Whitebox di New York (2008). Tra le molte collettive si ricordano le partecipazioni alla 55a e 58a Biennale d’arte di Venezia (2013 e 2019), alla Biennale of Contemporary Art di Shanghai (2014) e alla Biennale de Lyon (2013). I suoi video sono stati presentati al Film Festival Rotterdam (2009, 2012), al London Film Festival (2009, 2010, 2011), e al Toronto International Film Festival (2011). Ha vinto l’Audi Talent Award nel 2011 ed è stato tra i finalisti del Prix Marcel Duchamp nel 2015. È rappresentato dalle gallerie Kamel Mennour di Parigi, Zero di Milano e François Ghebaly di Los Angeles. Sito dell’artista: neilbeloufa.com.

Riferimenti bibliografici
Maurizio Cattelan, Neïl Beloufa (interview), in “Flash Art”, 8 Giugno 2015, https://flash—art.it/article/neil-beloufa/
Valentina Bartalesi, Neïl Beloufa – La morale della storia, in “AtpDiary”, 22 maggio 2019, http://atpdiary.com/neil-beloufa-zero-milano-2019/
Sinziana Ravini, “Discorde” ou l’art di chaos, in “AOC-Analyse Opinion Critique”, 2 marzo 2018


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