Nata a Newcastle, Gran Bretagna, nel 1944
Vive e lavora a Londra

Quando nel 1920 Kurt Schwitters mise mano alla costruzione del suo Merzbau non si interessò alla bellezza e niente fece per rendere piacevole la sua realizzazione, interessato solo a rivoluzionare il linguaggio artistico e ad abbattere tutte le barriere tra arte e vita. Se lo stesso spirito sperimentale caratterizza l’approccio di Phillyda Barlow, téchne e aisthesis tornano al centro del suo lavoro che si configura sempre come una magistrale e spesso colossale opera di assemblaggio di materiali poveri, ai quali però l’artista è capace di infondere bellezza e poesia. Strutture apparentemente precarie fatte con pali di legno, colonne di cartone pressato, cemento, stoffe, stracci e nastri colorati, gomma e teloni cerati, il tutto integrato con vernici e pitture in molteplici combinazioni e soluzioni estetiche. Vocazione architettonica, tendenza al grandioso, al precario e un certo horror vacui sono caratteri ricorrenti.

Untitled: structure (2011) è un’alta costruzione di pali di legno dalla bellezza formale di una scultura antiform e dal cromatismo sobrio ed elegante di un’opera minimal, tutto opportunamente sottoposto a una cura postmoderna a base di anabolizzanti. Affetta dallo stesso gigantismo e da un analogo senso di instabilità è Untitled: stage (2012), una struttura in legno che si configura come un palcoscenico costituito da tavole irregolari, sovrapposte come scaglie o detriti e sostenute da pali di diversa altezza. Maggiore pesantezza, ma lo stesso equilibrio instabile lo ritroviamo nei 21 archi alti e stretti in cemento e polistirolo grigio (con tracce di vernice colorata) di Siege (2012). Complessi, teatrali, colossali e giocosi i sette lavori in legno e cartone che compongono Dock (2014).

Tra pittura, scultura e architettura le opere di Barlow mantengono le tracce del processo di realizzazione, sensazione di instabilità, precarietà, non finito.

Insegnante per anni alla Slade School di Londra (ha avuto tra i suoi studenti figure come Rachel Whiteread, Tacita Dean, Douglas Gordon, Martin Creed), solo negli ultimi vent’anni l’artista ha raggiunto la fama internazionale.

Phyllida Barlow, folly, 2017, plywood, cardboard, plaster, cement, fabric, paint. Installation view at 57th Venice Biennale. Photo Federico Gavazzi

Nata a Necastle nel 1944, Phyllida Barlow ha studiato presso il Chelsea College of Art di Londra (1960-63) e la Slade School of Fine Art, sempre a Londra (1963-66). Tra le mostre personali più recenti si ricordano Cul-de-sac alla Royal Academy of Arts di Londra (2019), Phyllida Barlow. Sculpture and Drawings from Leeds Collection al Henry Moore Institute di Leeds (2019), Demo alla Kunsthalle di Zurigo (2016), Tryst al Nasher Sculpture Center di Dallas (2015) Phyllida Barlow. Dock alla Tate Britain di Londra (2014), HOARD al Norton Museum of Art di West Palm Beach  alla Contemporary Art Society di Londra (2013), Scree al Des Moines Art Center (2013), Phyllida Barlow: Bad Copies all’Henry Moore Institute di Leeds (2012), Siege al New Museum New York (2012), Brink al Ludwig Forum für Internationale Kunst di Aachen (2012), Cast al Kunstverein Nürnberg (2011). Tra le collettive vanno segnalate le Summer Exhibition della Royal Academy of Arts di Londra (2002, 2006, 2012, 2013, 2015, 2016), Nairy Baghramian and Phyllida Barlow alla Serpentine Gallery di Londra (2010). Nel 2013 ha partecipato alla 55a Biennale d’arte di Venezia e nel 2017 ha rappresentato la Gran Bretagna alla 57a Biennale veneziana. Dal 2011 è membro della Royal Academy of Arts di Londra. Gallerie di riferimento è Hauser&Wirth di Londra.

Riferimenti bibliografici
Noemi Smolik, Phyllida Barlow. Kunstverein, in “ArtForum”, settembre 2011, p. 361
Nana Asfour, Phyllida Barlow. New Museum, in “Art in America”, settembre 2012, pp. 138-139
Kira Cochrane, Phyllida Barlow: ‘Just going to art school doesn’t make you famous’, in “The Guardian”, 31 marzo 2014, https://www.theguardian.com/artanddesign/2014/mar/31/phyllida-barlow-sculptor-tate-britain-interview


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